Lo Zampino
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Il Patrimonio Culturale non è (solo) bellezza

Patrimonio culturale
Cultural Heritage

Cosa si intende per “Patrimonio Culturale”? Siamo abituati a percepire il Patrimonio Culturale come un’esperienza estetica immediata: un centro storico perfettamente conservato, un museo ben curato e organizzato, una mostra temporanea coinvolgente e immersiva, un’opera che incontra il nostro gusto personale.

Il primo approccio con i beni culturali passa attraverso la percezione della “bellezza”. Avvicinandomi allo studio delle dinamiche di tutela e gestione del Cultural Heritage, ho capito che non c’è solo questo, che quello che vediamo (o meglio quello che fotografiamo, condividiamo e, auspicabilmente, ricordiamo) è solo lo strato più superficiale di qualcosa di più complesso: il primo passo dentro un sistema invisibile fatto di decisioni amministrative, negoziazioni istituzionali, vincoli giuridici e, soprattutto, competenze altamente specializzate.

Ridurre la nostra eredità culturale alla sola dimensione edonistica significa restare sulla soglia di questo sistema e ignorare una parte significativa della sua essenza. Il Patrimonio Culturale è il prodotto, storico e istituzionale, di una macchina giuridica che ne garantisce l’esistenza e la trasmissione, curato dal lavoro quotidiano di professionisti come curatori, restauratori, archivisti, funzionari, tecnici. E non è nemmeno solo questo.

Negli ultimi anni si è iniziato a guardare, a livello internazionale, i beni culturali da un punto di vista inedito, utilizzando la lente della Salute Mentale. L’idea della c.d. “prescrizione sociale d’arte”, ovvero dell’uso delle esperienze culturali come supporto a percorsi di cura psicologica, è solo un’ulteriore conferma del dinamismo, della complessità e della versatilità di ciò che è racchiuso nell’etichetta di “Cultural Heritage”.

Compiere dunque il primo passo acquistando un biglietto, visitando una mostra e scattando una foto può aprirci a scenari inediti, stimolare la nostra curiosità, ampliare la nostra conoscenza e migliorare il nostro umore. Per me, questa riflessione ha rappresentato un punto di svolta: smettere di considerare il Patrimonio Culturale come qualcosa di distante, e iniziare a leggerlo come uno spazio vivo, in cui entrare e partecipare attivamente.