Avete presente quando siete nel bel mezzo di un periodo molto stressante?
Di quei momenti in cui, ad esempio, avete problemi a lavoro, vorreste mollare tutto e fa anche terribilmente caldo?
Un pomeriggio di giugno, per dire, di un anno dispari iniziato apparentemente bene, ma che mese dopo mese, si rivela per quel che è: una vera merda.
Ebbene, dicevo, un pomeriggio di giugno un'amica vi dice, quasi a caso, che vorrebbe percorrere il ponte tibetano di Castelsaraceno, in Basilicata.
Lo cercate, per curiosità e tac, si accende la lampadina.
"Dammi un attimo e ti faccio una proposta, si può fare"
Due ore dopo avete l'itinerario e lo inviate nel gruppo WhatsApp:
- 13 - 15 luglio.
- Partenza da Lecce il venerdì pomeriggio, arrivo a Venosa alle 21:00;
- Cena presso La Locanda Oraziana;
- Soggiorno presso il B&b "La suocera", nel piccolo comune di Ginestra;
- La mattina del 14 visita di Venosa, Museo e Parco Archeologico;
- Pranzo al sacco;
- Pomeriggio: Visita ai Laghi di Monticchio;
- Cena presso il ristorante Al Baliaggio;
- La mattina del 15 partenza per Castelsaraceno;
- Percorrenza del ponte tibetano;
- Pranzo e, subito dopo, partenza per Lecce.
Un programmino niente male, non credete?
Questo weekend, fuga romantica e avventurosa al tempo stesso fra amiche, si configurava come un faro in un'estate nera come la pece.
"Vi conviene prenotare a La Locanda Oraziana, di solito è sempre pieno!" Stanche dopo mezza giornata di lavoro e un viaggio di 4 ore a causa dei 20' di ritardo accumulati durante il tragitto, abbiamo avuto la fortuna di un ristorante privato, praticamente. La gioia negli occhi di Ilaria di fronte al caciocavallo è stata contagiosa. Un antipasto con salumi e formaggi tipici e pasta con peperoni cruschi. Ho detto tutto.
Quando sei un'archeologa e vai per due giorni in vacanza e il primo di essi sei in una città che ha sia un parco che un museo archeologico, puoi fare una sola cosa, anzi due.
Le tue amiche, loro malgrado, con slancio ti seguono e sembrano entusiaste. Se poi aggiungi una focaccia tra le domus romane, il brivido di essere scoperti dalla custode, moltissime foto e l'ombra dei pini a fronte di un sole che cuoce anche le pietre dell'Incompiuta, la mattinata può dirsi perfetta.
Il menù del pomeriggio ai Laghi di Monticchio, è iniziato timidamente, con un romanticismo sotteso sul lungo lago per arrivare poi ad un incontro del terzo tipo con una tenerissima e allo stesso tempo spaventosa famigliola di cinghiali che attraversava la strada a poche decine di metri da noi.
La seconda sera, Al Baliaggio, la cena è stata una sorpresa: accostamenti classici, con tocchi moderni.
Subito dopo, durante il passeggio venosino, abbiamo assistito all'esibizione tragica di nipote n.2, grande artista, degna di Eschilo.
L'indomani, due ore in auto a 50 km/h a causa del terrorismo psicologico sugli autovelox, siamo giunte a Castelsaraceno.
La vista, non c'è che dire, stupenda. Un paesino arroccato sulla montagna che ha saputo reinventarsi con un ponte sospeso in struttura metallica, per una lunghezza di 586 m e un'altezza massima di 80 m.
È denominato Ponte dei Due Parchi perché collega il Parco Nazionale del Pollino con il Parco Nazionale dell'Appennino Lucano.
Non c'è che dire, è da provare, se non soffrite di vertigini, ovviamente!
Dopo un'oretta a mezz'aria, si percorre un sentiero o per tornare all'ingresso.
A pranzo che si fa?
Beh, si approfitta di uno dei ristorantini presenti in paese e si mangia, ovviamente, altro caciocavallo e altro peperone crusco. Un pezzo di torta della nonna, un caffè e si può ripartire per tornare a Lecce.
Tutto molto carino fino a quando non ho iniziato a sentire caldo.
Certo, a metà luglio cosa vuoi sentire, gelo polare?
No, ma era veramente caldo. L'aria condizionata nulla poteva con il sudore. Ad un tratto, le mani gonfie, i piedi anche.
"Ragazze, ho problemi circolazione, mi si stanno gonfiando mani e piedi, non mi entrano più i sandali"
L'ultima ora e mezzo di viaggio con le mie amiche trasformate in pinguini🐧, l'impossibilità di stringere le dita, piedi e caviglie enormi e la testarda convinzione che fosse un problema di circolazione.
No. Reazione allergica.
A cosa è ancora da scoprire.
Superato il brivido dello shock anafilattico inconsapevole e salutate le amiche artiche, è rimasto il ricordo di un weekend pazzesco, intenso e alternativo, in una regione piccola, ma ricca, con esperienze nuove e un'esplosione di sapori.
Un faro, in una estate tremenda, dicevo all'inizio; un itinerario come questo non può restare un segreto, va condiviso. E non solo con chi sta attraversando un periodo complicato, ma con chiunque abbia voglia di lasciarsi sorprendere da un viaggio speciale.