Un giorno, mentre per lavoro perlustravo suoli nelle campagne di Manduria, ho conosciuto un proprietario terriero molto gentile: il signor P.
Il signor P. e un uomo di mezza età molto pacato, distinto. Indossa degli stivali di gomma, dei pantaloni da lavoro, una camicia a quadri e un gilet con le tasche.
Il signor P. dopo avermi permesso di accedere alle sue proprietà, si è fermato a fare quattro chiacchiere con me. Il terreno in cui eravamo ospitava un vigneto: piccoli e bassi alberelli con timide foglioline verdi che si vedevano appena. Il territorio in cui sto lavorando, infatti, è famoso per il Primitivo di Manduria, un vino rosso DOC prodotto a sud-est della provincia di Taranto, che si abbina molto bene alla cucina pugliese.
Secondo la tradizione, questo vitigno fu portato in Puglia dai Greci. Inizialmente i territori in cui si coltivava erano circoscritti ai comuni di Manduria, Sava, Maruggio e Lizzano e solo in seguito si è diffuso all'intera zona compresa fra le province di Taranto e Brindisi.
Dal momento che anche io, come forse è il signor P., sono una persona curiosa e una chiacchierona di natura, ho chiesto al signor P. quale fosse la differenza qualitativa dei vini prodotti sulla base della piovosità dell'anno.
Lui mi ha spiegato che innanzitutto, in anni di siccità come quelli appena trascorsi, la quantità di uva è di molto inferiore rispetto al normale, quindi anche il vino che si può produrre è relativamente poco. Mi spiegava però che, negli anni molto piovosi, come quello in corso, non è detto che l'uva cresca sana e il vino venga buono.
"E come mai?"
"Qualche anno fa ci fu un periodo molto piovoso, come questo appena trascorso. I vigneti della zona vennero attaccati da un fungo, la Plasmopara viticola. È curabile, la vite si può trattare. Il problema principale, però, era l'accesso alle vigne, reso difficilissimo per i terreni allagati e melmosi."
E quindi, mossa dalla curiosità, per capire un po' meglio, mi sono informata.
Ho scoperto che la peronospora della vite è una malattia fungina molto seria, a causa della quale i vigneti possono subire molti danni. Il fungo, originario del Nord America, si diffuse in Europa dal XIX secolo.
La peronospora si manifesta sottoforma di macchie giallognole sulle foglie, spesso accompagnate da muffa grigiastra nella parte inferiore. Le foglie colpite, purtroppo, si avvizziscono e seccano, compromettendo il processo di fotosintesi clorofilliana e, a volte, possono portare alla morte del grappolo d'uva stesso.
Questo fungo si diffonde con il vento o con la pioggia: quando viene in contatto con la foglia, entra all'interno delle cellule, nutrendosi di esse e diffondendosi.
La malattia si sviluppa per lo più durante la fase della fioritura, e prospera in condizioni di elevata umidità.
"Non si può prevenire?"
"In teoria sì" mi spiega il signor P. "Mantenendo puliti i terreni, evitando l'eccessiva irrigazione e prestando molta attenzione ad una diagnosi precoce. In anni particolari, come questo, se si nota che la vite è stata attaccata dal fungo e l'accesso al vigneto è possibile, si può effettuare un trattamento con l'uso di fungicidi specifici, come il mandipropamid, cimoxanil e fosetil alluminio."
Quanto lavoro, signor P. Quanta cura, dedizione e conoscenza si nasconde dietro una singola bottiglia di vino.
Quanto amore per questa terra rossa. Quanto orgoglio, nelle sue mani callose e nelle sue parole ferme.
Spero di incontrarla di nuovo, signor P. La prossima volta le chiederò dove si può acquistare il vino prodotto da quegli alberelli tra i quali ho camminato. E quanto apprezzi il suo lavoro. E quello degli altri viticoltori, che osservo ogni giorno mentre cammino a pochi passi dai loro vigneti, così impegnati a prendersi cura delle uve che nasceranno.